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Of Gold, Blue and Black si dispiega su una soglia: uno spazio sospeso tra trasformazione e perdita.

ùUna condizione liminale in cui nulla si stabilizza mai del tutto e ogni cosa permane in uno stato costante e delicato di divenire.

Ma non è la liminalità in sé il centro del lavoro. 

Ciò che mi interessa è la tensione emotiva che questa condizione genera nel corpo, quando non può abbandonarsi completamente né alla gioia né al dolore.

Un corpo in continuo divenire, mai fisso, mai al sicuro, ma intensamente, precariamente vivo.

Gesti che ritornano ancora e ancora, come frammenti di una preghiera, 

come se la ripetizione potesse tenere insieme ciò che continuamente sfugge.

Questo paesaggio emotivo mutevole trova il suo eco nel “Campo di grano con volo di corvi” (1890) di Vincent van Gogh,

che attraversa l’opera come un’atmosfera cromatica. 

Il dipinto diventa un campo di forze più che un riferimento. 

L’oro del grano arde della fugace brillantezza della gioia. 

Il blu profondo apre a una contemplazione immobile, distante, quasi senza respiro, in cui il tempo sembra esitare.

Il nero dei corvi, presagi e guide.

 

Ho desiderato esplorare la dualità che non si risolve.
La carne che cresce e quella che si consuma.
La gioia feroce e il dolore fertile.
L’eredità che passa da un corpo all’altro.
La genitorialità che nasce nello stesso istante in cui si perde il figlio che si è stati.

 

A mia madre, a mia figlia.

“La fine del mondo e il paese delle meraviglie.”

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